Corriere Canadese

TORONTO - La serata è diventata qualcosa di più rispetto a ciò che gli organizzatori avevano in mente del meeting su Casa Italia. il console generale Giuseppe Pastorelli, fiancheggiato dal presidente della Canadian Business and Professional Association (CIBPA), Ed Burello, dall’ex giudice Frank Iacobucci e da Sam Ciccolini, si è incontrato con alcuni rappresentanti della comunità italiana al Western Point Club martedì 11 luglio per avere degli input sui piani potenziali per il terreno che attualmente ospita il consolato italiano a Toronto.
Erano presenti altre diciannove persone. Non è stato offerto alcun piano o progetto definitivo per la discussione o la valutazione. Uno dei punti espressi senza equivoci è quello che lo Stato italiano sembra essere l’unico proprietario del terreno al 183 di Beverly Street.
Il console generale Pastorelli ha sottolineato 3 principi che guidano le deliberazioni dell’Advisory Committee dei “leader della comunità” selezionati per fornire una guida attraverso il processo di consultazione e di sviluppo. Questa commissione include, oltre quelli già nominati, anche Pal Di Iiulio, Con Di Nino e Julie Di Lorenzo.
Brevemente, questi principi sono i seguenti: (1) preservare il valore storico della Chudleigh House, (2) dare onore e mantenere in vita la “visione” di quei tre uomini che “ri-acquisirono” la proprietà dal governo canadese nel 1955, (3) valutare le modalità per arrivare a benefici duraturi [alla comunità].
La presentazione e i responsi sembravano intesi a convincere l’audience che NULLA era stato deciso e che tutti quanti si sarebbero trovati una tabula rasa sulla quale ognuno avrebbe potuto incidere la propria visione. 
Non hanno avuto un successo completo.
Franco Misuraca ha deplorato la bassa presenza e la mancanza di documentazione che attestava il diritto del governo (canadese) di vendere la proprietà alla CIBPA. Una signora che si è identificata come Renata ha chiesto il piano del consolato al quale il pubblico potrebbe rispondere. Giuseppe Cafiso ha domandato quale fosse il piano che la CIBPA sperava il pubblico potesse amplificare.
Lui ha fatto numerosi suggerimenti su come possano arrivare dei benefici alla comunità. Burello si spiegava di non sapere quale benefici possano esserci.
Daniela Di Marco voleva sapere come si sarebbe potuto finanziare uno sviluppo e se ci fosse qualche investitore privato interessato nello sviluppo del sito come parte delle loro attività filantropiche.
Gli ha fatto eco Fulvio Florio. Sia Ed Burello che Sam Ciccolini hanno ammesso che non ce ne sono. Dan Montesano ha chiesto dove gli eventuali proventi della vendita sarebbero andati a finire.
Ancora, i due individui hanno indicato di non averci pensato e che comunque il processo non era andato ancora così in là.
Non è stato rassicurante.
Renata ancora ha detto che il pubblico non vuole che per Casa Italia accada quanto sta succedendo per il Columbus Centre: “alla fine non abbiamo nulla”. Pal Di Iulio, una volta Ceo del Columbus Centre, ha sottolineato che qualsiasi piano che sviluppi una visione richieda il giusto modello finanziario per pagare ogni cosa.
Il mercato chiede che si sviluppi il terreno secondo il migliore uso. Un punto ripreso da Sam Ciccolini che ha chiuso le osservazioni a sostegno: si devono percorrere strade che massimizzino il valore dei beni.
C’è un altro meeting in programma a settembre, prima che una decisione venga presa.

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Joseph Volpe

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