Corriere Canadese

TORONTO - Il 28 aprile alle ore 3 pm la comunità italiana ricorderà i lavoratori italiani morti sul lavoro. La cerimonia avrà luogo presso il Columbus Centre dove è stato eretto il monumento alla loro memoria ed avviene nel quadro del Day of mourning che viene celebrato internazionalmente. Il Day of Mourning ebbe origine in Canada nel 1984, per iniziativa del Labour Congress per ricordare i morti sul lavoro come pure i lavoratori infortunati. Dal 1991 il Canada riconosce il Day of mourning il 28 aprile, giorno della ricorrenza dell’approvazione del Workers Compensation Act in Ontario nel 1914. 
La comunità italiana è invitata a partecipare alla commemorazione al Columbus Centre per ricordare più di 1500 italiani morti sul lavoro, finora noti, i cui nomi sono incisi sul monumento. La commemorazione ha un profondo significato perché, per la prima volta gli italiani morti sul lavoro con il dolore finora custodito nella memoria delle famiglie, sono ricordati e onorati pubblicamente. Essi ci ricordano la storia di anni di dolore, di sofferenze, di sfruttamento, della fine dei sogni nutriti quando emigravano in Canada per creare con il duro lavoro un futuro per essi e le loro famiglie di cui molte rimanevano in Italia, in attesa di poter emigrare in Canada, non appena le condizioni lo permettessero.
Il monumento è il coronamento di un lunghissimo e paziente lavoro iniziato dal comitato su iniziativa del sindacalista Marino Toppan con la impareggiabile collaborazione della signora Paola Breda per identificare i nomi dei lavoratori morti,il luogo delle tragedia e le circostanze, ricavate dalle scarse notizie dei giornali canadesi, dalle visite ai cimiteri e alle comunità italiane sparse in Ontario. 
Dietro i nomi di oltre 1500 morti ci sono storie di orribili sofferenze,di soprusi e di spregio del valore della vita umana. Le loro storie ci inducono a meditare da dove veniamo e quanto è costata la costruzione del Canada in cui  oggi viviamo.
Gli immigrati dall’Italia non erano benvenuti in Canada. I giornali canadesi dicevano chiaramente che “Italian workers were not at par with Canadians”. Ma i datori di lavoro li ricercavano perché erano lavoratori tenaci, di poche pretese e a basso costo. 
Nell’indifferenza dei governi del tempo, la totale mancanza delle pur minime misure di prevenzione e sicurezza sul lavoro causavano un enorme numero di incidenti spesso mortali.  
Le storie dei raccapriccianti incidenti mortali sono sintomo spesso di una totale noncuranza del valore della vita umana.
Il maggior numero di Italiani morti sul lavoro si verificò nel periodo 1911-1913 e negli anni Cinquanta quando l’esodo dall’Italia raggiunse i livelli massimi. 
Gli incidenti mortali avvenivano specialmente nell’industria edilizia,nella costruzione delle ferrovie, nelle miniere e nelle industrie pesanti. 
Nella costruzione delle ferrovie gli italiani pagarono un prezzo altissimo anche maggiore dei cinesi che ebbero notorietà a causa della odiosa tassa per capita imposta agli immigrati cinesi dal governo per ragioni razzistiche.
Gli incidenti avvenivano in luoghi sperduti e spesso finivano in certificati di morte con burocratiche e scarne descrizioni. 
Veri Rocco 1878-1931 manovale nelle ferrovie, morto per “compound fracture of skull” il 2 marzo 1931 .
 Amoroso Nicola 1986-1914 morto”of fractured skull”. Sam La Morra lavorava anche lui per la costruzione della ferrovia. Fu ucciso nel cantiere della ferrovia,a Parry Sound senza una sepoltura da cristiano.
Il suo nome e la data della morte fu inciso sulla roccia dai compagni di lavoro. Non sempre il decesso veniva comunicato alle famiglie anche perché i nomi degli italiani venivano spesso storpiati. 
È nota la storia di una vedova cui era stato detto da compaesani che il marito che lavorava per le ferrovie era morto a Thunder Bay, ma era seppellito a Toronto. 
Circostanza strana perché gli operai erano mal retribuiti e poveri e non si spiegava come fosse finito al cimitero di Toronto, a Mount Hope. In effetti l’operaio lavorava per le ferrovia nel cantiere di Humber Bay in Etobicoke. Fine della storia.
Un dato è costante e significativo. Nessuno degli operai uccisi per incidenti sul lavoro era di età superiore ai cinquanta anni.
Le cronache non dicono tutta la storia sulle vittime del lavoro.
Molti contraevano malattite come silicosi, asbestosis, febbre gialla, tubercolosi. 
Come pure c’era chi non ce la faceva e poneva fine alla propria vita. Specialmente i giovani. Fu noto il caso di un giovane che si era fermato nel mezzo della rotaia. Quando il treno arrivò suonando l’allarme, guardò verso il treno senza spostarsi per morire.
Il 28 aprile sarà l’occasione per la comunità per onorare i morti sul lavoro.
Sarà anche un monito perché l’eccidio abbia fine.
 

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Odoardo Di Santo

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