Corriere Canadese

TORONTO - Ottawa scalda i muscoli in vista del riavvio del negoziato sul Nafta. Mentre l’amministrazione americana la scorsa settimana ha scoperto le carte con la presentazione di un documento programmatico nel quale sono indicati gli obiettivi degli States in vista del primo round di negoziati, il governo canadese ha deciso in questi giorni di adottare una linea soft, senza annunci e prese di posizioni ufficiali. Ma dalle stanze del potere di Ottawa iniziano a trapelare alcune indiscrezioni che confermano come, in sostanza, il governo canadese non sia disposto a fare troppe concessioni su alcuni punti chiave del trattato di libero scambio entrato in vigore nel 1994. 
Sembra ormai assodato, ad esempio, che il Canada non voglia rinunciare al Chapter 19, cioè al meccanismo messo in piedi per la risoluzione delle dispute tra Stati riguardo dazi doganali e misure “anti dumping”, cioè l’applicazione di tariffe doganali quando un determinato bene viene immesso su un mercato estero a un prezzo inferiore rispetto a quanto viene venduto nel mercato nazionale. Durante le fasi finali dalla trattativa che portò il Canada, gli Usa e il Messico alla firma del trattato di libero commercio, quello del Chapter 19 divenne una conditio sine qua non imposta dall’allora primo ministro Brian Mulroney: senza questo meccanismo, il Canada si sarebbe tirato fuori dalla trattativa. Oggi, il governo di Justin Trudeau si trova nella stessa posizione: si può ridiscutere tutto, ma non il Chapter 19.
E questo - sottolineano gli analisti - perché negli anni il Chapter 19 è stato un prezioso strumento di tutela. Quando sorge una disputa per un determinato prodotto, viene creata una commissione indipendente e binazionale che sostituisce i singoli tribunali nazioni. Dalla sua entrata in vigore, il Chapter 19 è stato utilizzato 73 volte: stando a quanto riportato sul website del Nafta, le dispute hanno riguardato i prodotti più disparati, dal magnesio ai pomodori, passando per i capi di bestiame e l’acciaio.
Un’eventuale rinuncia al Chapter 19 potrebbe incanalare tutte le dispute di questo tipo all’Organizzazione mondiale del commercio (WTO), una strada questa che il governo canadese non è pronto a percorrere per due motivi: i tempi che si allungherebbero di molto e la scarsa capacità coercitiva dello stesso WTO sul fronte dei dazi e delle tariffe doganali.
In ogni caso i sette round di negoziati - il primo durerà dal 16 al 20 agosto - rappresentano il primo vero test internazionale per Trudeau di fronte a un’amministrazione americana poco disposta a fare sconti. 
 

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Francesco Veronesi

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