Corriere Canadese

 Vedi Scheda Eventi >>> Le tappe della vicenda Casa d'Italia

 
TORONTO - Crescono le preoccupazioni della comunità sul futuro della Casa d’Italia.
A quasi sette mesi dal comunicato stampa del Consolato Generale d’Italia sull’avvio di un’analisi sulla fattibilità del progetto di riqualificare il terreno sul quale sorge il consolato italiano a Toronto, non sono giunte nuove comunicazioni ufficiali. Il processo consultativo che, secondo quanto era stato stabilito dallo stesso Consolato e dalla  Canadian Italian Business and Professional Association (CIBPA), doveva accompagnare la fase di studio in realtà non è stato mai avviato. Numerosi esponenti di spicco comunitari, parlando con il Corriere, hanno criticato la mancanza di trasparenza di una procedura che, a loro dire, dovrebbe invece essere eseguita alla luce del sole e non dietro le quinte, e che dovrebbe puntare al coinvolgimento delle varie anime - istituzionali, associative, culturali, politiche e professionali - della nostra comunità.
Negli ultimi giorni queste preoccupazioni si sono spinte addirittura più in là, con voci incontrollate non corredate da conferme ufficiali delle parti in causa riguardo una futura possibile vendita del terreno. Con autorevoli esponenti comunitari che, parlando con il Corriere ma preferendo mantenere l’anonimato, hanno dato la vendita del terreno come affare già concluso, con tanto di cifre, spartizioni degli introiti della vendita e acquirenti.
Il Corriere ha seguito questa vicenda sin dall’inizio. Addirittura abbiamo riportato la prima pagina della primissima edizione del Corriere Canadese del 1° giugno 1954, dove l’articolo di apertura raccontava proprio degli sforzi della comunità per riavere la Casa d’Italia confiscata dal governo canadese durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Il nostro giornale continuerà anche nelle prossime settimane e nei prossimi mesi a dedicare parte della sua attenzione agli sviluppi di questa storia. E lo farà come sempre, rimanendo saldamente ancorato ai fatti. Tenendo però sempre presente che la Casa d’Italia rappresenta un patrimonio storico e identitario della comunità italocanadese. Un patrimonio che va tutelato, difeso, preservato. 
E proprio perché la nostra deontologia professionale ci obbliga a rimanere avvinghiati ai fatti, nei giorni scorsi abbiamo chiesto al console generale d’Italia se vi fossero stati degli sviluppi sulla vicenda e se lui fosse nella posizione di confermare o smentire le voci che si rincorrevano - e che tuttora si rincorrono - incontrollate sulla vendita, stabilita o addirittura già avvenuta. “Consolato e CIBPA - ha risposto Giuseppe Pastorelli, insieme al direttore della CIBPA Eddy Burello - stanno lavorando intensamente da oltre sei mesi per verificare le reali possibilità di riqualificare il sito di 136 Beverley con l’obiettivo di restaurare “Chudleigh House” (attuale sede del Consolato), creare un polo dove promuovere l’Italia e valorizzare l’esperienza italo-canadese, assicurare benefici di lungo periodo per la comunità italo-canadese di Toronto e dell’Ontario. Tra qualche settimana terremo un incontro informativo, come avevamo indicato nel comunicato stampa emesso a ottobre 2016”. Questo è quanto. Anche nelle prossime settimane il Corriere darà spazio a tutti gli esponenti comunitari intenzionati a intervenire sulla questione legata alla Casa D’Italia. 
E come sempre il giornale sarà lieto di ospitare opinioni contrapposte, unico strumento capace di alimentare il dibattito, specie nelle questioni ritenute più importanti dalla nostra comunità. 
 
 

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Francesco Veronesi

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