Corriere Canadese

 
 
TORONTO - Accalcate nella sala gremita per due ore e mezza, più di 500 persone hanno preso parte all’incontro avvenuto giovedì sera nella caffetteria al Yorkdale Secondary School. Si è trattato di una “consultazione” tenuta dagli urbanisti e diretta da Cathy Ferguson del dipartimento urbanistico riguardo la proposta presentata dalla Villa Charities Inc (organizzazione privata che si occupa della costruzione di appartamenti per anziani) e il Toronto Catholic District School Board per condividere una nuova struttura dove oggi sorge il Columbus Centre.
L’incontro è iniziato con qualche ritardo. Le apparecchiature per la presentazione non erano state adeguatamente testate prima di iniziare. La folla ha quindi cominciato ad irritarsi da subito. La loro posizione era ben precisa: mantenere e usufruire della struttura appartenente alla comunità, evitandone la distruzione.
“Potete riportare”, si sono offerte Elena Mancini, Mary Nardi e Yolanda Caruso, “che vogliamo mantenere il nostro Columbus Centre: non hanno nessun diritto di portarcelo via. Noi anziani abbiamo delle necessità e non dovrebbero essere dimenticate così facilmente”. 
L’incontro doveva ancora avere inizio. Quando è poi cominciato, la discussione si è svolta in toni accesi contro quelli in favore della proposta.
Il fiduciario scolastico Maria Rizzo, la quale solo una settimana prima aveva affermato che il mantenimento della piscina e della pista al coperto sarebbe stato troppo ingente e quindi fuori questione, ha cercato invano di puntualizzare che la “nuova proposta” adesso li ospiterebbe entrambi. Il nuovo amministratore delegato di Villa Charities è intervenuto affermando che c’era stato da parte del suo Consiglio Direttivo un voto unanime a favore della piscina.
La democrazia è, all’occasione, un disordinato esercizio, come hanno subito capito ambedue.
Il consigliere Josh Colle non ha offerto di meglio. Ha fatto di tutto per farsi ascoltare, ma si era già pronunciato a favore della proposta, offrendo che la pista al coperto sarebbe stata protetta e che la chiesa sarebbe rimasta dov’era. Infatti, ha scritto lui stesso al cardinale riguardo la faccenda. “Questa non può essere l’unica consultazione”, ha detto. Con questa affermazione gli animi si sono riaccesi.
La situazione non è migliorata quando la Planner, Ms. Ferguson, ha ripreso in mano il microfono per spiegare che “l’attuazione della proposta sull’edificabilità secondo gli emendamenti legali non prevede una scuola sul sito”. Questo è solo l’inizio del processo, ha detto, non riuscendo a calmare le urla dell’opposizione.
Coloro che sono intervenuti al dibattito, chi con più trasporto emotivo di altri, hanno iniziato ad analizzare la proposta, mettendone in questione l’onestà delle due organizzazioni che ne sono responsabili. 
Odoardo Di Santo, ex MPP (promotore per i diritti dei lavoratori e dei diritti sociali) ed ex presidente della WSIB, ha marcato l’inconsistenza tra “i numeri e la richiesta nella proposta”. “Quattro meno due non fa cinque”, ha detto comparando le quantità di spazio perso con quelle “a disposizione dopo la costruzione”, e conclude in modo acceso che “stiamo parlando della distruzione del Columbus Centre come nostra eredità culturale”. Ha affermato supportato da fragorosi applausi.
Uno degli intervenuti al dibattito a seguire ha sottolineato che la proposta iniziale per tutto il sito 2 riguardava la costruzione di 3000 appartamenti e ha terminato dicendo, “pensate lo facciano per noi?”
Mary Gatzos, consulente per la costruzione edile, ha protestato che quei numeri fossero nella proposta originale ma il Comune aveva poi ridotta a 2400 unità contemporaneamente a Villa Charities Inc se lo sviluppo “fosse appropriato” per la comunità.
Quest’assemblea di professionisti, imprenditori, residenti e membri del Columbus Centre erano decisi sulla loro linea. Lawrence Pincivero, “sono stato socio per 37 anni e volontario per 40, questa proposta rappresenta una totale mancanza di rispetto per le persone – adesso Seniors - che hanno costruito questa comunità. Se volete aprire una terza scuola sul sito, costruitela nei 2 ettari di proprietà delle Sisters of the Good Sheppard, che sarà presto disponibile”.
Era palese vedere come nessuno sembrava essere rimasto impressionato dalla “visione” della proposta.
Un altro residente ha lamentato al microfono – a grandi applausi- che “il cardinale non ha bisogno di distruggere la comunità solo per ottenere un’altra scuola”. Mancanza di fiducia e disonestà sono emersi come a sottolineare i temi alla base di quella rabbia manifesta.
Joe Nobrega del Wenderley Park Ratepayers Association ha chiesto ai promotori  “di essere onesti e dirci come state pianificando di sfruttare gli altri due terzi del sito di costruzione. Avete altri quattro posti per poter costruire una scuola per evitare di smantellare il Columbus Centre”.
Impazienza e frustrazione sono diventati l’ordine del giorno del meeting. Una signora di origini non italiane, ha espresso il desiderio di “poter usare la struttura tutto il giorno, non solo quando non ne usufruiscono gli studenti”.
Un’altra lamentela viene dalla perdita del Carrier Gallery - con una collocazione unica per la cultura e le arti visive della città - e Piazza Italia. Anche se non italiana, “sono fiero di essere parte della cultura rappresentata da questo posto”, ha dichiarato, “non distruggete ciò che è stato realizzato da un’intera generazione”.
Elio Costa, un attivista professore universitario, ha osservato che, come fatto dal suo opponente politico, Franco Misuraca, il Columbus Centre è stato per due generazioni un centro culturale per la comunità italiana e per le altre  che stanno cercando una leadership per la fondazione di centri paragonabili per le loro comunità. “Da dove è nata questa idea [di demolire e condividere una struttura di minori dimensioni]. Chi ne è responsabile?”, chiede.
Un uomo identificato come Renato ha affermato che “loro vogliono focalizzare l’attenzione sulla scuola mentre edificano altri appartamenti – ci stanno strumentalizzando”, ha avvisato. Chi è nello specifico questo “loro” sottinteso?
L’ultimo intervento è stato fatto da Paul Cavalluzzo, un rinomato avvocato costituzionale, che ha riassunto la faccenda così: questo è un problema di trasparenza e responsabilità. Chi ha preso questa decisione e sotto quale autorità? Credo che l’intero processo debba iniziare d’accapo, ha sostenuto.
Il prossimo incontro è previsto per il 13 giugno, presso la sede del North York Community Council.
 

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Joseph Volpe

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