Corriere Canadese

TORONTO - “Il progetto è un disastro; il Communications Plan è un disastro”, così ha affermato l’amministratore fiduciario della TCDSB Maria Rizzo in riferimento alla proposta di un uso condiviso della struttura da parte del Board e Villa Charities Inc.
 
 
 “è una vergogna che questi amministratori fiduciari (di Villa Charities)
hanno agito come  proprietari unici...
persone che la usano per loro sviluppi personali” - Peruzza
Questa è stata senza dubbio la dichiarazione più incoraggiante sulla proposta verbalizzata durante l’incontro del North York Community Council del 13 giugno.
I primi due intervenuti al dibattito, il Planner e l’avvocato per l’Edile erano impreparati in maniera imbarazzante nello rispondere a semplici domande. Primo, chi possiede la proprietà? Secondo, perché il Columbus Centre deve essere demolito? Terzo, quali sarebbero i costi di ristrutturazione? Quarto, perché hanno “aggirato il processo” andando direttamente all’OMB con il loro piano nel momento in cui la comunità ha iniziato a fare domande?
L’MPP Mike Colle era apertamente furioso dalle azioni di Villa Charities e del TCDSB. Ha rivelato che ha chiesto al Ministro (dell’Istruzione pubblica) di ritirare i 32 milioni di dollari messi da parte per costruire la nuova Dante Alighieri. “Nessuno supporta questo piano”, ha affermato, “questa è una pugnalata al cuore della comunità italiana”. Villa Charities e il TCDSB hanno puntato una pistola alla testa della comunità recandosi all’OMB”.
Ciò che è seguito è stata una litania di testimonianze - alcune emozionate, tutte pensierosi - attestando il valore culturale attribuitogli ed evidenziato dalla storia del Columbus Centre.
Il Prof. Elio Costa, un contribuente “fondatore” di Villa Charities, ha descritto la proposta di demolizione come un “tradimento nei confronti della comunità italiana e della fiducia che la comunità ha sempre investito nella direzione del Board per indirizzare i problemi della comunità”.
Lawrence Pincivero ha addotto al caso per designare il Columbus Centre come sito di un patrimonio culturale , elencando una lunga lista di celebrità nelle arti e i 700.000 “canadesi regolari” stimati che annualmente che si recano al Centro.
Mr. Di Mauro ha fatto riferimento al piano in quanto “mostruosità” concepita da “barbari” che si sono appropriati di un assetto pubblico (comunitario) secondo il loro design. È stato anche il primo ad alludere ai 100mila dollari di entrate per Villa Chiarities e quindi di qualificarsi per servire come director nel Board.
Ian Macdonald, un artista e membro della comunità del Columbus Centre, ha rigettato l’affermazione degli avvocati di Villa Charities che il sito è stato dilapidato. 
Lui si è rammaricato che i fondatori di 40 anni fa non avrebbero potuto prevedere che “il loro sogno sarebbe stato distrutto” e, con esso, un vero “patrimonio”.
Franco Misuraca ha soppresso la sua rabbia per dar voce alla sua delusione per i rappresentanti politici canadesi, con poche rilevanti eccezioni, che hanno taciuto di fronte a questa appropriazione indebita da parte di pochi individui guidati esclusivamente da motivi di profitto. Ha attaccato il TCDSB, un’istituzione cattolica pubblica, per essersi schierati dalla parte di questi interessi privati.
E così è continuato. Gli intervenuti hanno enfatizzato le numerose contribuzioni fatte in generosità, in dollari e in donazioni per la creazione di un assetto pubblico per la comunità. Un assetto che gli incapaci portavoce del progetto di costruzione descrivevano come ormai “vecchio, decrepito e dilapidato”.
Vincenzo Gentile, il quale si è identificato come uno degli ingegneri strutturali commissionati negli anni 80 per costruire la struttura unica che ospita il Columbus Centre, ha obiettato. 
Ha condannato l’apparente e insidioso “sotterfugio e la totale mancanza di trasparenza” con cui lo sviluppo stava procedendo, collegandolo al concetto di “omertà”.
Un punto, quest’ultimo, ripetuto da Dorothy Pullan, un’educatrice/ricercatrice che è rimasta esterrefatta che il TCDSB avrebbe permesso la presenza di adulti dall’esterno nella scuola tra le 6am e le 6pm. 
Lei ha sottolineato che “un edificio condiviso in quelle ore è contro le regole, sarebbe una “irregolarità nel procedimento”,  come la demolizione a voler facilitare un piano fallace.
Christine Genowefe, un’altra presente ad intervenire non italiana, ha considerato deplorevole che il  TCDSB si fosse “messo a cavalcioni” su una proposta di demolizione che lei descrive come “strappare via un’esperienza dalla storia”.
Il Consigliere Shiner, la cui madre aveva partecipato alla costruzione del Centro, ha fatto la semplice domanda alla trustee fiduciario Rizzo: “Perché non ricostruire la Dante Alighieri sul sito dove già si trova?” Aggiungendo, “non ha senso; non è un buon piano!”
Altri membri del consiglio sembravano essere d’accordo. Il Presidente, Maria Augimeri, ha messo da parte per qualche minuto il suo ruolo di chair super partes e ha parlato in modo passionale, sottolineando le perplessità del Consiglio ai portavoce dell’edile.
Il Columbus Centre “non è suo da poter vendere; non è suo da demolire”. Ci sono circostanze per niente oneste dietro “questa richiesta”, ha detto. “Il Columbus Centre appartiene al pubblico; l’abbiamo fondato noi.”
Il consigliere Augimeri ha espresso la speranza di poterlo salvare, così com’era, aggiungendo che non ha “nessun dubbio sul fatto che il sito riceverà la valenza di patrimonio culturale”.
Il consigliere Peruzza ha dichiarato con altrettanto fervore che “è una vergogna che questi amministratori fiduciari (di Villa Chiarities) hanno agito come  proprietari unici... persone che la usano per loro sviluppi personali”. Ha poi aggiunto “le persone (nel corso degli anni) hanno contribuito senza niente in cambio; che stupidi siamo stati”.
Il consiglio ha votato all’unanimità per rigettare la proposta ai presenti e allo staff sulla questione. Il Toronto City Council delibererà su questo tema e gli emendamenti presentati dal Consigliere Colle nell’incontro di Luglio.
Ma l’OMB, se e quando inserirà la proposta nella sua agenda, considererà solo le implicazioni del Planning Act.
 

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Joseph Volpe

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