Corriere Canadese

TORONTO - C’è la demolizione del Columbus Centre e la costruzione di un edificio di quattro piani in grado di ospitare sia la scuola Dante Alighieri Academy che il Columbus Centre nel nuovo e tanto contestato progetto di Villa Charities e del Toronto Catholic District School Board. 
 
Il valore del progetto si aggira tra 1.2 e 1.5 miliardi di dollari
C’è il trasferimento dei bambini che frequentano la scuola elementare Regina Mundi nella scuola frequentata attualmente dagli studenti della Dante. Ma c’è anche la costruzione, nella parte orientale del terreno del Columbus Centre di migliaia di appartamenti - dai 2.400 ai 3.000 - grazie all’eliminazione dei parcheggi ora esistenti e del parco frequentato dai residenti di Villa Colombo, Casa Del Zotto, Caboto Terrace e da tanti bambini. 
Una parte del progetto alla quale finora è stata data poco rilievo, quasi non fosse così importante per il futuro di questo angolo di Toronto all’incrocio di Lawrence e Dufferin. In realtà sembra che siano stati proprio gli interessi economici di grande portata il motore di tutto il progetto che ha gettato nello scompiglio la comunità italiana che di vedere distrutto il Columbus Centre proprio non ne vuole sapere. 
La costruzione di questi edifici e la loro seguente vendita porterebbe, più o meno, a un introito  che va da 1.2 a 1.5 miliardi di dollari: denaro del quale, tra l’altro, non si sa ancora chi ne beneficerà. Gli interrogativi sono tanti e finora quasi tutti senza risposta: quel che si sa con certezza è che la presenza di circa altre 4mila persone che vivranno nella zona creerà difficoltà non indifferenti soprattutto dal punto di vista del traffico. 
L’elenco dei motivi per cui questo progetto non deve diventare realtà è lungo ma la lotta, tra gli altri, del gruppo “Save our Columbus Centre” è altrettanto determinata. «Sembra che anche i politici non hanno dubbi che occorre lottare contro il progetto congiunto del Columbus Centre/Dante Alighieri - dice Ian D. MacDonald, uno dei più agguerriti nella lotta per salvare il Columbus Centre - alla riunione del consiglio di North York dello scorso 16 giugno sono rimasto sorpreso che i consiglieri si siano opposti all’unanimità al progetto, che il Columbus Centre sia stato descritto come luogo pubblico, che andare all’Omb sia ritenuta una azione men che onestà dei direttori di Villa Charities ai quali è stato anche chiesto di dimettersi per aver tradito la fiducia della comunità italiana». 
Ma non solo. MacDonald, che da 30 anni frequenta la piscina, la pista e la palestra del centro, ha notato con piacere come i consiglieri di North York  ritengano, senza ombra di dubbio, il Columbus Centre un “heritage site” e abbiano quindi raccomandato alla Città di Toronto di contrastare il progetto che porta la firma Villa Charities/TCDSB di fronte all’Omb. «Stiamo facendo dei passi in avanti e dobbiamo continuare ad esercitare pressione sul Board of directors del Columbus Centre e sul Provveditorato cattolico di Toronto. Un obiettivo è quello di far dimettere i direttori di Villa Charities e di cambiare lo statuto in modo che nuovi direttori possano essere nominati e votati da tutti coloro che usano le diverse strutture amministrate da Villa Charities - aggiunge Ian D. MacDonald - ho delle idee su come questo possa essere fatto e per raccogliere al tempo stesso del denaro per finanziare la manutenzione del Columbus Centre che è stata trascurata».
Per MacDonald il centro comunitario voluto e costruito mattone dopo mattone dalla comunità italiana oltre quarant’anni fa è un luogo familiare, un punto di incontro, molto più di una struttura dove poter solo fare un po’ di attività fisica. «Ho acquistato il video del meeting del consiglio di North York e dopo che un amico farà l’editing ho intenzione di postarlo su YouTube - conclude MacDonald - voglio che lo vedano i membri del Columbus Centre ma soprattutto voglio che lo vedano i 12 direttori del Columbus Centre e che si vergognino».

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Mariella Policheni

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