Corriere Canadese

TORONTO - «Il Columbus Centre appartiene alla comunità. 
Questo certificato attesta che io sono il proprietario numero 2.708 di un piede quadrato del Columbus Centre e come me chissà quanti altri italocanadesi. Il board di Villa Charities non ci ha messo un dollaro per costruirlo ed ora vuole venderlo. Ma stiamo scherzando?».
È agguerrito Waifro Cavaliere mentre mostra con orgoglio il certificato che testimonia il contributo dato alla nascita del centro comunitario fortemente voluto dagli italocanadesi. «Doveva essere un punto di incontro e di riferimento da lasciare in eredità ai nostri figli, e come c’è scritto sul certificato stesso che veniva rilasciato a chi donava dai 50 dollari in su, ai figli dei nostri figli - continua Cavaliere - il Columbus Centre non si tocca, può solo essere migliorato ma non demolito».
Un punto di riferimento, un simbolo, la testimonianza di una comunità italocanadese orgogliosa delle proprie origini italiane, un punto di incontro. «Qui si organizzano corsi di lingua italiana, di cucina, si fa ginnastica, nuoto, si può visitare mostre di arte alla Carrier Gallery ed altro ancora - continua Severino Martelluzzi - dal Columbus Centre sono passati in visita presidenti della repubblica italiana come Oscar Luigi Scalfaro, presidenti del Consiglio dei ministri come Lamberto Dini e Giulio Andreotti, personalità del mondo della cultura e dello spettacolo. È un simbolo della comunità italiana di Toronto».
Un edificio, questo al 901 di Lawrence Avenue West, che le persone che hanno donato denaro e si sono impegnate per la sua nascita, non vogliono perdere. «La comunità non ci ha messo solo i soldi - aggiunge Martelluzzi che al tempo ha donato circa 600 dollari - la comunità ci ha messo il cuore, c’è gente che per una settimana non ha fatto la spesa pur di contribuire alla nascita del Columbus Centre ma tutto questo sembra non importare nulla al board di Villa Charities».
Un board che, sia secondo Martelluzzi che Cavaliere, dovrebbe uscire allo scoperto: «Chi sono questi direttori del board, che si facciano vedere, che ci 

mettano la faccia, che escano alla luce del sole - dicono - eppoi ci spieghino perché con tutto lo spazio che c’è a Toronto debbono proprio demolire un punto di riferimento caro agli italiani».
Martelluzzi e Cavaliere lanciano quindi un appello alla comunità italiana per evitare la demolizione del Columbus Centre: «Quando si è trattato di costruirlo ci siamo uniti - concludono - ora bisogna unirsi ancora di più per salvarlo».

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Mariella Policheni

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