Corriere Canadese

«Ci hanno vietato di affiggere i nostri volantini»
 
TORONTO - «Censurare chi non condivide il proprio punto di vista significa impedirgli di esprimere in maniera democratica la propria opinione».  
A Ian Duncan MacDonald della Columbus Athletic and Social Association (CASA) il divieto di affiggere dei volantini sulle bacheche del Columbus Centre, proprio non va giù. Ma Villa Charities Inc. fa sul serio e ha affisso il suo avviso all’interno del centro affinché tutti siano a conoscenza che “a chiunque verrà sorpreso a postare materiale non richiesto sarà negato l’accesso alle strutture”.
Una restrizione che non lascia spazio ad alcun dubbio: chiunque si oppone al nuovo progetto che prevede l’accorpamento in un unico edificio della scuola Dante Alighieri e del Columbus Centre, non può esprimere il suo disappunto all’interno della struttura, pena il divieto di continuare a utilizzare i vari programmi e le strutture del centro comunitario. «Il nostro volantino conteneva un invito ad unirsi al “Redevelopment Community Advisory Panel (CAP)” che Villa Charities ha formato allo scopo di raccogliere l’input degli stakeholder e dei residenti della zona circa i programmi ed i servizi che saranno offerti dal nuovo Columbus Centre - continua MacDonald - iscriversi e partecipare ai meeting manifestando il proprio disappunto al progetto può voler dire riuscire a salvare il Columbus Centre dalla demolizione». La decisione di organizzare al più presto il CAP è nata in seguito alla richiesta dell’Ontario Municipal Board. «Quando Villa Charities non potrà dimostrare di godere del sostegno della comunità del Columbus Centre, cosa dirà all’OMB?», si chiede MacDonald, assiduo frequentatore della palestra del Columbus Centre da decenni.
Zittire con un divieto la comunità che si oppone al nuovo progetto del Toronto Catholic District School Board e di Villa Charities Inc. è una prassi che MacDonald definisce “antidemocratica”.  Non è chiudendo la bocca alla gente che si ottiene il consenso, che si convincono le persone a schierarsi dalla propria parte. Tutt’altro. Così come, a parere di MacDonald, «la decisione di distruggere questo heritage site è stata presa da un board nominato in maniera antidemocratica che non ha alcun contatto con i 4.000 membri del Columbus Center e con la comunità italiana di Toronto - continua agguerrito più che mai MacDonald -  i consiglieri comunali di North York e il membro del parlamento provinciale della zona hanno invitato l’attuale board of directors a dimettersi e a essere sostituito da un board eletto democraticamente da membri del Columbus Centre e da utenti di tutte le altre strutture di Villa Charities».
Quel che rimane un rebus è che il presidente e Ceo di Villa Charities Anthony DiCaita, tramite una lettera datata 29 giugno, avvisa che “il Columbus Centre rimarrà aperto ed operativo fino al 30 giugno del 2018” aggiungendo che “la demolizione e la costruzione dovrebbero aver luogo nell’estate 2018 e la nuova struttura dovrebbe essere inaugurata nell’autunno 2020”.
Il progetto, al quale il ministro dell’Istruzione Pubblica Mitzie Hunter ha messo lo stop, sembrerebbe procedere invece spedito.
Il Corriere Canadese ha cercato di contattare Villa Charities ma fino al momento di andare in stampa non ha ricevuto alcuna risposta.
 

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Mariella Policheni

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