Corriere Canadese

TORONTO - A fare muro contro la demolizione del Columbus Centre è ora il comune di Toronto. City Hall ha infatti già dato l’ok alla mozione votata dal consiglio comunale di North York ed ha reso noto che nel tentativo di bloccare il tanto discusso progetto del Toronto Catholic District School Board (TCDSB) e di Villa Charities di fronte all’Ontario Municipal Board (OMB) sarà rappresentata dall’avvocato Franco Santaguida. 
La decisione presa dal consiglio comunale di Toronto nei giorni 4, 5, 6 e 7 luglio non lascia dubbi sull’opposizione al progetto che ha fatto scoppiare un putiferio nella comunità che non accetta per nessuna ragione la demolizione del Columbus Centre prevista dal progetto.
 Hanno sposato la causa della comunità italiana di Toronto che vuole riuscire ad evitare la demolizione del centro comunitario, simbolo dell’italian lifestyle, i consiglieri comunali di Toronto: oltre ad aver nominato il legale che rappresenterà il comune davanti all’OMB - la data non è stata ancora fissata - i consiglieri hanno chiesto al richiedente di “condurre una ampia consultazione comunitaria” che include “meeting settimanali per i membri del Columbus Centre per discutere, tra l’altro,  la proposta di riqualificazione”, “meeting  aperti per dare aggiornamenti regolari all’intera comunità”, “comunicazione attraverso il web, i social media e le email”. 
Ma non solo: secondo quanto indicato da City Hall debbono essere costituiti anche gruppi di persone che prendono in esame temi precisi come il flusso di traffico, le strutture preposte ad attività fisica, l’heritage, l’integrazione della struttura scolastica, la paesaggistica e la progettazione architettonica. Ed ancora il comune invita a formare gruppi di lavoro composti da rappresentanti della comunità italiana, da membri del Columbus Centre, iscritti all’Health Club, di residenti del quartiere e da genitori degli studenti della Dante Alighieri-Regina Mundi.  Sono incontri, questi, come ha notato tra gli altri anche il sostenitore del Columbus Athletic and Social Association (CASA) Ian D. MacDonald, che Villa Charities ha accettato di organizzare non per sua libera scelta ma perchè viene, in un certo senso, obbligata. «Sappiamo benissimo che non sono affatto interessati a quel che pensa la comunità perchè se lo fossero stati avrebbero formato un comitato consultivo quattro anni fa», dice senza pensarci su a lungo MacDonald che frequenta la palestra del Columbus Centre da vari decenni. Incontri questi in programma durante il mese di agosto, che dovrebbero includere genitori, ragazzi e la comunità tutta ma che, considerato il breve lasso di tempo ed il fatto che molti sono in vacanza, non potranno di certo essere organizzati nel modo migliore e ricevere l’input necessario dalla gente. Verrà a mancare, in pratica, il contributo di coloro che il Columbus Centre l’hanno costruito, lo frequentano e desiderano che continui ad esistere per le generazioni future.
Nelle quattro pagine relative alla decisione presa dal City Council in seguito ai meeting di inizio luglio, il consiglio mette anche nero su bianco che “qualsiasi nuovo sviluppo deve includere una piscina, una pista al coperto, un ufficio per il Centro Scuola, la Carrier Art Gallery e la protezione del Monumento ai caduti sul lavoro italiani”. 
Quest’ultima richiesta avanzata dal consiglio comunale di City Hall sembra voler cercare, in caso di un via libera ai lavori da parte dell’OMB, di arginare il danno: che nel nuovo edificio, si chiede, possano almeno trovare posto assieme alla Dante Alighieri Academy, anche il Centro Scuola e la galleria d’arte voluta da Joseph Carrier. Il Columbus Centre, però, nel nuovo progetto viene notevolmente ridimensionato: quel che la comunità chiede è che l’edificio alla cui costruzione ha contributo con entusiasmo e orgoglio, non venga raso al suolo. Un edificio che ha un cuore pulsante, che è un punto di riferimento per la comunità italiana - ma non solo - di Toronto: qui si può sorseggiare un ottimo caffè così come fare ginnastica, leggere un libro così come visitare una mostra nella galleria d’arte, frequentare un corso di italiano così come passeggiare nei giardini.
Durante il meeting della  scorsa settimana con i residenti della zona, Villa Charities ha difeso il nuovo progetto affermando che “questo è quello che i fondatori vogliono”. Non quello che la comunità, i cui interessi Villa Charities dovrebbe rappresentare e tutelare, vuole però. 
Finora sono stati necessari gli interventi del consiglio comunale di North York, di quello di Toronto, del ministro dell’Istruzione Mitzie Hunter, per cercare di frenare la corsa alla realizzazione di un progetto che prevarica i desideri della comunità italiana di Toronto. City Hall ha fatto proprie le speranze della gente chiedendo a Villa Charities di ponderare meglio il peso e le ripercussioni che la realizzazione del progetto avrà. La salvezza di un’icona della comunità sembra essere nelle mani del comune di Toronto: probabilmente chi la gestisce non è in grado di farlo o forse semplicemente non ci crede più. 

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Mariella Policheni

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