Corriere Canadese

TORONTO - Circa 1,6 milioni di lavoratori dell’Ontario guadagnano meno di 15 dollari all’ora e il Partito Liberale ha vinto le elezioni del 2014 con circa 1,8 milioni di voti. Bastano questi due dati, nudi e crudi, per capire il possibile impatto che le nuove misure sul mondo del lavoro presentate da Kathleen Wynne avranno in vista del voto provinciale del giugno 2018. 
Già tra qualche mese, a partire da gennaio, chi è sotto contratto con una paga minima di 11.40 dollari all’ora vedrà un sostanziale aumento di stipendio a 14 dollari all’ora, che nella settimana lavorativa di otto ore per cinque giorni, corrispondono a un aumento in busta paga di 104 dollari lordi alla settimana: in un anno, lo stipendio aumenterà di 5.408 dollari lordi. A partire dal 2019, quando la paga minima salirà a quota 15 dollari all’ora, l’aumento settimanale sarà di 144 dollari, cioè 7.488 dollari lordi in più rispetto a oggi. È dunque chiaro che quella fetta di elettorato che ha un reddito basso accoglierà molto favorevolmente la riforma del mondo del lavoro annunciata dalla premier liberale. Ed è altrettanto chiaro che con le novità introdotte dal governo su lavoro e pharmacare - con i giovani che da gennaio non dovranno più pagare i farmaci che necessitano di ricetta medica - puntano anche ad accaparrasi quella fascia di elettori che tradizionalmente vota a sinistra o che addirittura non vota. 
L’esecutivo provinciale cambia così marcia e si candida seriamente alla riconferma in vista del voto del prossimo anno. E le opposizioni, logicamente, dopo l’entusiasmo degli ultimi mesi provocate dalle difficoltà del governo e dai sondaggi, sono costrette a ridisegnare la loro strategia e la loro road map politico programmatica a un anno esatto dall’appuntamento alle urne.
L’Ndp di Andrea Horwath si trova chiaramente in una posizione di difficoltà. La legge sulla paga minima, così come la rivoluzione nel settore della copertura sanitaria dei farmaci, hanno depotenziato enormemente l’appeal elettorale del partito nel suo elettorato tradizionale. La Horwath, commentando la riforma dei 15 dollari all’ora, ha accusato la premier di aver saccheggiato la piattaforma programmatica dell’Ndp, che per primo aveva proposto l’innalzamento della paga minima su scala provinciale. Fatto sta che i neodemocratici, almeno in questo frangente, sono stati scavalcati a sinistra e dovranno ripensare a un nuovo programma per riposizionarsi. 
Anche Patrick Brown non si trova in una situazione invidiabile. Per mesi ha attaccato il governo sull’aumento esponenziale del costo dell’energia elettrica e delle bollette della luce, e l’esecutivo liberale ha risposto con un taglio effettivo del 25 per cento dei costi. Per mesi ha accusato la Wynne di immobilismo sul rischio di bolla immobiliare per i prezzi ormai fuori controllo delle case nella Gta, e la premier ha risposto con un pacchetto di norme che hanno raffreddato il mercato. Ora, davanti alle novità sul fronte lavoro, Brown ha fatto la cosa peggiore che potesse fare: ha preso tempo, promettendo di dare un giudizio più avanti. 
Ma in vista del voto il leader del Progressive Conservative una decisione la dovrà pur prendere. Se si schiererà a favore della paga minima di 15 dollari, darà ragione alla Wynne dopo averla attaccata ogni singolo giorno da quando si trova alla guida del partito. Se si schiererà contro, dovrà pronunciarsi a favore dell’abrogazione della nuova legge, che già a gennaio porterà la paga minima a 14 dollari all’ora. Dovrà cioè dire a 1,6 milioni di lavoratori e potenziali elettori che entro pochi mesi lui gli andrà a tagliare lo stipendio fino a 5.408 dollari all’anno. 
Insomma, nella delicata partita a scacchi che i partiti stanno giocando a Queen’s Park in vista del voto, la mossa della Wynne ribalta gli equilibri che si erano venuti a creare negli ultimi mesi. 

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Francesco Veronesi

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