Corriere Canadese

TORONTO - È braccio di ferro a Queen’s Park sulla riforma del lavoro. 
Ieri il ministro incaricato Kevin Flynn ha presentato formalmente il disegno di legge “The Fair Workplaces, Better Jobs Act”, il pacchetto di misure che rivoluzionano i rapporti lavorativi in Ontario annunciato martedì direttamente dalla premier Kathleen Wynne. Dopo le titubanze iniziali, nelle quali non sono stati espressi giudizi da parte delle opposizioni, il leader del Progressive Conservative Patrick Brown è uscito allo scoperto, bocciando in sostanza la riforma: si tratta di un salto nel buio - è questo il suo ragionamento - che il tessuto produttivo della provincia non può ancora permettersi. “Dovremmo avere - si è chiesto il leader tory - immediatamente un incremento del 32 per cento senza l’analisi dei costi e dei benefici? No. Il modo in cui la premier ha annunciato la proposta di legge è stato troppo affrettato. Non è stato dato nessun preavviso a chi crea posti di lavoro. Per questo motivo ho parecchie preoccupazioni”. Insomma, secondo Brown si può ragionare su un adeguamento della paga minima - che la premier Wynne porterà da 11.40 dollari all’ora a 14 dollari nel 2018 e 15 dollari nel 2019 - ma l’aumento proposto dai liberali rappresenta un pericolo concreto per l’economia provinciale. 
In questa fase, quindi, il Progressive Conservative si schiera contro la riforma del governo e molto probabilmente, se non vi saranno dei cambiamenti al disegno di legge presentato a Queen’s Park, cercherà di affossare la legge nell’assemblea provinciale. 
Ma i liberali che sostengono la premier godono di una netta maggioranza in parlamento che dovrebbe garantire una rapida approvazione del pacchetto di riforma. A partire da gennaio, quindi, le paghe minime aumenteranno a 14 dollari. 
A quel punto, in piena campagna elettorale, il leader conservatore si troverà di fronte a un dubbio amletico. Se sarà coerente con la posizione espressa ieri, allora dovrà inserire nella sua piattaforma programmatica l’eliminazione della riforma, andando ad abbassare per legge lo stipendio a più di un milione di lavoratori, e potenziali elettori. Altrimenti, dovrà fare buon viso a cattivo gioco e sostenere la riforma finora criticata. I liberali nel frattempo vanno avanti per la loro strada, consapevoli che con le nuove misure sul lavoro possono essere la chiave per la vittoria finale al voto del giugno 2018.

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Francesco Veronesi

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