Corriere Canadese

TORONTO - Anche se la campagna elettorale ufficialmente non è ancora partita, da ieri è iniziato il conto alla rovescia per il voto provinciale. Tra un anno, infatti, gli elettori dell’Ontario saranno chiamati alle urne per decidere se dare nuovamente fiducia alla premier liberale Kathleen Wynne o se voltare pagina guardando a destra verso il conservatore Patrick Brown o a sinistra verso la neodemocratica Andrea Horwath. Davanti a noi avremo dodici mesi che si preannunciano carichi di tensione, con una campagna elettorale infuocata e con tante novità che potrebbero incidere in modo significativo anche sull’esito finale della consultazione in programma il 7 giugno 2018.
Le novità. Cambia la composizione demografica della provincia e cambiano anche il numero e le composizioni dei distretti elettorali. Alle scorse elezioni del 2014 i seggi a disposizione erano 107, con l’imperativo categorico per i partiti di arrivare a quota 54 per assicurarsi la maggioranza assoluta a Queen’s Park. Nel 2018, invece, i seggi in palio saranno 122, ben 15 in più: chi punta ad avere un governo di maggioranza nell’assemblea legislativa provinciale, dovrà per forza di cose raggiungere il numero magico 62. 
Un’altra sostanziale differenza rispetto al passato è rappresentata dalla rivoluzione sul finanziamento ai partiti. A partire dallo scorso gennaio, il governo ha messo al bando le donazioni ai partiti politici da parte delle grandi aziende e dei sindacati, prassi che invece prima era permessa. In vista di queste elezioni saranno permesse, quindi, solamente donazioni personali che però non potranno superare i 3.600 dollari all’anno. Il nuovo modello, tuttavia, ha attivato una nuova forma di entrata per la politica, quella del finanziamento pubblico: ogni partito, in sostanza, riceve annualmente 2.71 dollari per ogni voto ricevuto nella precedente consultazione elettorale.
Il Partito Liberale. I liberali in Ontario sono al potere dal 2003, quando l’allora leader del partito Dalton McGuinty sconfisse alle elezioni il conservatore Ernie Eves e il neodemocratico Howard Hampton. Da allora i grit hanno vinto le elezioni del 2007, del 2011 e del 2014, queste ultime sotto la guida di Kathleen Wynne. Il partito della premier, dopo un periodo difficile nei sondaggi, è tornato prepotentemente in corsa per la riconferma nel 2018 e questa anche grazie a un evidente cambio di marcia nell’azione di governo che ha portato all’approvazione del pharmacare universale per gli under 24, alla riforma del lavoro con la paga minima a 15 dollari all’ora dal 2019, all’assistenza all’infanzia universale, al taglio delle costi energetici per le famiglie del 25 per cento e al pacchetto di misure per raffreddare il mercato immobiliare nella Gta. Il rischio principale per la premier è che l’elettorato dell’Ontario, dopo quasi 15 anni di governo liberale, possa optare per un fisiologico cambiamento nel nome del principio dell’alternanza.
Il Progressive Conservative. Ed è proprio sulla possibile voglia di cambiamento degli elettori che Brown vuole fare leva per arrivare al potere. Negli ultimi mesi i sondaggi lo danno come candidato premier da battere, anche se resta da stabilire quale sarà l’impatto in termini di consenso delle ultime riforme dell’esecutivo liberale. Per i conservatori il rischio principale è rappresentato, almeno per ora, da una disarmante pochezza programmatica - basta pensare che, dopo mesi di polemiche, Brown non ha ancora presentato la sua alternativa al piano energetico delle premier, mentre il suo giudizio sulla riforma della paga minima è stato un interlocutorio “vedremo” - dalle polemiche sulle nomination contrastate e dalla presenza di alcuni candidati francamente impresentabili nominati grazie al passo indietro dei loro avversari.
L’Ndp. Nell’area progressista Andrea Horwath cerca di rinserrare le fila e di rimettere le mani nella piattaforma programmatica del partito, dopo essere stata scavalcata a sinistra dal governo sulla rivoluzione dei farmaci e sulla paga minima. Per ora i sondaggi sono abbastanza incoraggianti, ma il rischio principale è che l’elettorato di centrosinistra finisca per premiare le riforme della Wynne.

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Francesco Veronesi

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