Corriere Canadese

TORONTO - Ma quale Messico, ma quale Cina. Da una settimana a questa parte il bersaglio preferito del presidente americano Donald Trump è diventato il Canada.
 L’inquilino della Casa Bianca, dopo un periodo di relativa calma in seguito al primo incontro con Justin Trudeau a metà febbraio, ha iniziato ad attaccare il nostro Paese su tre fronti: quello dei latticini, quello del legname da conifere e quello del Nafta. Dopo le prime scaramucce di due settimane fa, adesso il pressing trumpiano ha ormai assunto una cadenza quotidiana. E non si tratta poi solamente di parole o minacce, ma anche di misure concrete. Lunedì, nel tardo pomeriggio, la nuova amministrazione americana ha deciso di attivare - a partire dalla prossima settimana - dei dazi doganali per il softwood lumber canadese, che entrerà quindi nel mercato statunitense con rincari che vanno dal 3 al 24 per cento.
La giustificazione di Washington è che il Canada continua a fornire dei sussidi alle principali aziende che lavorano il legname di conifere e questo metterebbe in una posizione di svantaggio le compagnie americane concorrenti. Ottawa, dal canto suo, ha deciso di non cercare lo scontro diretto, senza nascondere tuttavia il proprio disappunto. 
“Le nostre due economie - ha dichiarato ieri Trudeau - sono tremendamente interconnesse, non è una relazioni a senso unico. Ci sono milioni di posti di lavoro americani che dipendono dall’attraversamento dei confini di beni, servizi e persone senza troppi intoppi. Non possiamo rendere più problematico lo scambio ai confini senza danneggiare la gente da una parte e dall’altra”.
“Il Canada - si legge poi su un tweet inviato dal ministero delle Risorse Naturali - è in profondo disaccordo con la decisione di imporre dei dazi doganali ingiusti e punitivi nei confronti dei prodotti derivati dal softwood canadese”. Trump ha rincarato la dose parlando in privato con alcuni giornalisti, come riportato da Breitbart  News. “Noi amiamo il Canada, gente meravigliosa, un Paese meraviglioso, ma sono stati davvero molto bravi ad approfittarsi di noi attraverso il Nafta”. Dimenticando - o forse non sapendo - che né il settore del legname da conifere né quello dei latticini rientrano e sono regolati dal commercio di libero scambio nordamericano.
Ma il fuoco incrociato del tycoon newyorchese verso il Canada non si esaurisce qui. Ieri mattina è arrivato un nuovo tweet del presidente repubblicano che, riprendendo una polemica della scorsa settimana, si è scagliato nuovamente contro il settore caseario canadese. 
“Il Canada - si legge nell’account del presidente Usa - ha reso gli affari per i nostri allevatori del Wisconsin e di altri Stati molto difficili. Non continueremo a subire. State a vedere!”. 
Insomma, sono passati poco più di due mesi dalle rassicurazioni date dallo stesso Trump al primo ministro canadese sulla solidità delle relaziono commerciali tra i due Paesi. 
Due mesi nei quali il Canada è diventato il bersaglio preferito dell’inquilino della Casa Bianca, almeno sul fronte del commercio. “Ho più volte detto - aveva dichiarato il presidente americano durante la conferenza stampa congiunta con Trudeau alla Casa Bianca - che per quanto riguarda il Nafta abbiamo dei grossi problemi con il Messico. Con il Canada dobbiamo solamente limare qualche questione di minore importanza”. 
Siamo in sostanza lontani anni luce dalla politica conciliatoria, inclusiva e improntata sul dialogo dell’ex presidente Barack Obama. Lo ha capito anche il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, durante la sua visita di giovedì scorso, quando si è visto chiedere senza troppi convenevoli un maggiore sostegno finanziario dell’Italia alla Nato.

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Francesco Veronesi

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