Corriere Canadese

TORONTO - Dovrebbe essere lo strumento per rafforzare i rapporti commerciali tra il Canada e l’Ue. Ma in Italia si stanno moltiplicando le perplessità nei confronti del Ceta, l’accordo di libero scambio che è entrato in vigore in via provvisoria la scorsa settimana e che diverrà definitivo dopo l’approvazione di tutti i singoli parlamenti dei Paesi dell’Unione europea. Ieri, in concomitanza con la discussione del trattato commerciale alla Camera dei Deputati, è andata in scena una manifestazione di protesta davanti Montecitorio organizzata dalla Coldiretti, l’associazione che da sempre si batte per la difesa dei prodotti e dei produttori italiani nel settore agroalimentare. Insieme alla protesta, si sono moltiplicate le prese di posizione a livello locale di Regioni e Comuni che non hanno nascosto la loro preoccupazione per i rischi legati ai prodotti agricoli coltivati localmente.
Ma da dove nascono questi timori su un accordo che promette di aprire i rispettivi mercati e che, almeno sulla carta, offre nuove opportunità ai produttori italiani di entrare nel mercato canadese? La Coldiretti ha raggruppato buona parte delle sue rimostranze nella petizione che i singoli cittadini possono firmare e che sarà inviata ai parlamentari italiani. “Il trattato - si legge nel documento - non solo segue la strada sbagliata di un’indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi, ma lascia senza alcuna tutela dalle imitazioni ben 250 delle 291 denominazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy riconosciute dall’Unione Europea (Dp/Igp)”.
Quindi 41 prodotti saranno tutelati anche nel mercato canadese, mentre - denuncia Coldiretti- ci sarà una sostanziale rinuncia alla difesa e alla protezione degli altri. 
“Per la prima volta nella storia dell’Unione - continua la petizione - accorda inoltre a livello internazionale il via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più tipici, dall’Asiago al Gorgonzola, dalla Fontina ai prosciutti di Parma e San Daniele fino al Parmigiano nella sua traduzione di Parmesan”.
I timori, infine, sono legati anche al grano e alle carni. L’accordo “spalanca le porte all’invasione di grano duro trattato in preraccolta con il glifosato vietato in Italia perché sospettato di essere cancerogeno e favorisce l’arrivo di ingenti quantitativi di carne a dazio zero da un Paese dove è possibile utilizzare ormoni negli allevamenti, a differenza di quanto avviene in Italia”. Negli ultimi giorni al coro si sono unite altre voci critiche. Nel Consiglio Regionale della Lombardia è stata presentata un’interrogazione da parte di alcuni consiglieri leghisti per “tutelare i prodotti di eccellenza rimpiazzati sul mercato canadese da prodotti locali spacciati per italiani con il cosiddetto italian sounding”. Stessa presa di posizione alla Regione Veneto e alla Regione Marche, mentre numerosi Comuni si sono dichiarati apertamente contro il Ceta. Eppure, su molti fronti la questione rimane dibattuta. Sul fronte dei formaggi, ad esempio, i produttori italiani non sono uniti. Già dallo scorso febbraio, ad esempio, il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Alessandro Bezzi si dichiarava favorevole all’accordo. 
“Il trattato commerciale - aveva detto - non interviene in modo del tutto restrittivo sulle produzioni canadesi che si ispirano alla Dop originale con l’uso, ad esempio, della denominazione Parmesan, ma vieta di associarle ad elementi di italian sounding come il tricolore, città o monumenti italiani, che risultano ingannevoli per i consumatori”.
Sulla stessa linea il presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma Stefano Fanti. “Grazie all’intesa tra Ue e Canada - ha sottolineato - potremo utilizzare legittimamente la denominazione Prosciutto di Parma e investire sulla nostra marca”.

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Francesco Veronesi

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