Corriere Canadese

Felice Biondo era cameriere a Palermo quando conobbe il grande comico
 
Mille lire. Una volta il principe della risata, Totò, gli diede mille lire di mancia. Era il 1948 e con quelle mille lire la mamma del giovane cameriere palermitano sfamò tutta la famiglia per un mese.
Federico Biondo oggi è un arzillo 90enne che ricorda tutto della sua vita e giornalmente si fa scopa e briscola al bar Italia di St. Catharines. Le carte sono il suo passatempo, ma non solo.
«Se credi posso cantarti Vincerò, con la musica classica  me la cavo benino. Sono anche in gamba con la matita, anzi aspetta che ti mando una mia caricatura di Totò», ridacchia per telefono mentre gli chiedo del suo incontro con il Principe della risata.
Lui mi risponde:
- Ma tu sei napoletano, o quasi, e Totò non lo hai mai visto di persona?
Purtroppo no, voi invece...
«Era il 1937, io ero un picciotello che lavavo i piatti nel ristorante Napoli di Palermo allora situato in Corso Emanuele. Di tanto in tanto vi pasteggiava un signore distinto, un pò pelato, che mi dicevano fosse un famoso sciupafemmine dello spettacolo. Sciupafemnmine, per chi non sapesse, è il dongiovanni sempre a caccia di gonnelle, uno che non lascia passare una bella donna senza provarci».
- Questo sciupafammine era Totò.
«Bravo, esatto. Ma era un Totò non ancora affermato divo del cinema. Di questi tempi era quasi piombo a denari, tanto è vero che ha mai pagato un conto. Poi mi hanno detto anche aveva a un inciucio col proprietario, un accordo privato».
Dopo la guerra le cose cambiarono, però.
«Io allora ero diventato cameriere, a casa eravamo in molti e tutti avevano fame. Un sera sul tardi arrivò una comitiva di sette o otto persone, sei belle donne e due uomini. Uno era Totò che aveva invitato le soubrette del suo spettacolo. Le ballerine mangiarono a quattro ganasce, erano giovani e piene di energie. Totò no, lui andava per la qualità e non la quantità. Inoltre era più interessato alle  ballerine che al cibo. Quando fu il momento di pagare il conto, mi disse: Tieni, ragazzo, porgendoni mille lire. Con quei soldi mia madre sfamò la famiglia per un mese. Il grande principe della risata l’ho poi servito almeno tre volte, ma era da solo e con la mancia è stato sempre generoso».
Al ristorante Napoli il cameriere Felice servì anche il grande Eduardo De Filippo, il cantante Giorgio Bruni e tanti altri artisti napoletani di passaggio a Palermo. Ma nel suo palmares c’è anche Trudeau padre, Pierre Elliot. L’incontro con Mr. T. avvenne allo Sklyne Hotel di Toronto, dove Felice era diventato Metro D. «Arrivai a Toronto nel 1961, il grande Toto sarebbe morto nel 1967. Trovai lavoro come lavapiatti al ristorante dello Skyline Hotel. Il tempo di imparare i primi rudimenti dalla lingua inglese e diventai cameriere. Poi ho raggiunto la posizione di Metro D che ho mantenuto per la bellezza di 32 anni. Di quei tempi il Royal York aveva Lou Jannetta, io, modestamente, ero l’asso di briscola dello Skyline».
La sua terza gioventù la sta strascorrendo a St. Catharines, ad un tiro di schioppo dalla cascate e delle piantagioni di pesche, ciliegie, mele e vitigni pregiati.
«La frutta mi piace, il vino anche. Ma alla mia età non vado tropo in giro. Le mie escursioni si limitano al Bar Italia, dove gioco e discuto con gli amici. Nei ritagli di tempo mi diletto a disegnare, ho fatto alcuni tipici carretti siciliani che sono un bellezza».
Felice Biondo scrive in italiano corretto, con una calligrafia di altri tempi, uniforme, rotonda, precisa. E questo, come lui orgogliosamente fa notare, è andato a scuola soltanto fino alla terza elementare.
**Nelle foto in alto, Felice Biondo quando era Metro D allo Skyline Hotel di Toronto e da picciottello al ristorante Napoli di Palermo.  In basso, una caricatura del Principe della Risata effettuata da Biondo e parte di una sua lettera nella quale chiarisce che ha frequentato soltanto la terza elementare.

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Nicola Sparano

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