Corriere Canadese

  TORONTO - Dopo il passo indietro di Kevin O’Leary, la vittoria di Maxime Bernier alla leadership tory sembrava sicura. 

Lo dicevano tutti i sondaggi, lo ribadivano commentatori e analisti politici, lo ripetevano anche numerosi insider nel Partito Conservatore. Ma dalla convention di Toronto è arrivata la sorpresa: Andrew Scheer, dopo il conteggio delle schede durato tredici round, ha battuto il rivale contro ogni previsione, diventando a 38 anni il leader del Partito Conservatore, raccogliendo il testimone dall’ex primo ministro Stephen Harper dopo il breve interregno della leader ad interim Rona Ambrose.

A bocce ferme, resta da capire come Scheer, che al primo round di votazioni non era andato oltre il 23 per cento delle preferenze, abbia potuto battere Bernier. A detta di molti analisti, a giocare un ruolo decisivo è stato il sistema utilizzato per la nomina del nuovo leader. Un modello, quello usato in questa votazione, che permetta agli iscritti di votare non solo il proprio candidato preferito, ma di mettere in fila in ordine decrescente anche tutti gli altri. Oltre a questo, sono stati considerati i 338 distretti elettorali federali, all’interno dei quali venivano assegnati 100 punti per ogni circoscrizione, punti che poi venivano divisi a seconda della percentuale di ogni singolo candidato.
Dopo il primo round, veniva eliminato l’ultimo dei tredici candidati e le sue preferenze venivano quindi distribuite alle “seconde scelte” fatte dai suoi elettori.
Si è andati avanti così fino all’ultimo decisivo round, dove l’ex speaker della Camera ha prevalso con il 50,95 per cento delle preferenze, contro il 49,05 per cento di Bernier. Insomma, un arrivo al foto finish, deciso da una manciata di voti che hanno fatto pendere l’ago della bilancio su Scheer. E chissà se su questa clamorosa sconfitta non abbia pesato pure  il clamoroso scivolone di due settimane fa da parte di Bernier, quando l’ex ministro degli Esteri aveva attaccato il primo ministro Justin Trudeau per la donazione del governo federale per i terremotati italiani, “soldi - diceva Bernier - dei contribuenti canadesi che si dovrebbero spendere per i canadesi”.
La presa di posizione aveva indignato numerosi esponenti della comunità italiana anche di fede conservatrice. Tanto è vero che in alcuni distretti dove la presenza della comunità italiana è significativa - come a Eglinton-Lawrence, King-Vaughan o Vaughan-Woodbridge - al primo round Bernier ha preso meno di quanto si potesse aspettare alla vigilia del voto.
In ogni caso Scheer prende in mano un partito in tempo per ridisegnare una piattaforma programmatica credibile in vista del voto del 2019. Il nuovo leader ha due anni e mezzo di tempo per ricostruire il rapporto con la base, per ricomporre le divisioni interne venute alla luce dopo l’addio di Harper e dare nuova linfa al movimento conservatore in tutto il Paese.

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Francesco Veronesi

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