Corriere Canadese

TORONTO - Il governo Canadese, venerdì scorso ha ufficialmente chiesto scusa ad Omar Khadr per il ruolo svolto dai servizi di sicurezza canadesi negli abusi da lui sofferti

TORONTO - Per moltissimi aspetti, il Canada è un Paese meraviglioso. Non c’è bisogno di elencarli come avrebbe potuto fare Elizabeth Browning con uno stile nettamente migliore di quello che potrei offrire io.
Però, così come con tutte le cose che amiamo, dobbiamo alimentare ciò che noi ci prefiggiamo di lasciare come lascito. Lo scrittore Aldous Huxley lo ha espresso meglio: “La vigilanza eterna non è solo il prezzo della libertà; la vigilanza eterna è il prezzo della decenza umana”.

TORONTO - La festa nazionale canadese, nel centocinquantesimo anniversario è stata celebrata in sottotono, come è nel carattere di questo popolo.  Nella città di Toronto ho partecipato alle celebrazioni ad Amesbury Park, piacevolmente sorpreso perché fino a venti anni fa la festa era soprattutto una festa di italo-canadesi che costituivano la stragrande maggioranza della popolazione locale.
A parte gli organizzatori volontari ora mi è stato difficile  trovare italo-canadesi. La folla multicolore e multirazziale di immigrati di ogni parte del mondo dava un’idea plastica di quello che una volta veniva definito il “Mosaico” canadese.
Il Canada del 2017 è un altro paese, molto diverso da quello del 1967, quando giunsi a Toronto. Expo 67 a Montreal offriva l’immagine di un paese giovane, ottimista, ma soprattutto nuovo, lanciato verso un futuro  esuberante e radioso.
Expo colpì la mia immaginazione come pure quella degli europei che a dir il vero sapevano poco del Canada anche perché raramente trovava posto sulle prime pagine dei giornali. Personalmente ne avevo un’idea vaga e provinciale che confesso con rammarico. Mio padre a sedici anni, nel 1923 era immigrato in Canada, a Saint Thomas, nella contea di Essex, con l’intento di raggiungere suo padre da cui ho preso il nome, negli USA. Sfortunatamente il Presidente americano Harding, antesignano di Trump, proprio quell’anno aveva chiuso l’immigrazione.
Mio padre prima di entrare illegalmente negli Usa fu ospite per qualche tempo di una famiglia di farmers, di cui aveva un gradito ricordo, perché lo trattavano come un figlio. Tutto qui. Per il resto si aveva  notizie dagli immigrati, quando scrivevano alle famiglie lasciate in Italia per informarle delle loro condizioni di vita.
A Roma si conosceva il Canada come un paese la cui principale caratteristica era il lungo inverno, ed il freddo polare. Conoscemmo con ammirazione il Primo Ministro Canadese, Lester Pearson, quando gli fu  conferito il premio Nobel per la pace, per aver bloccato l’aggressione dei Francesi e degli Inglesi all’Egitto e soprattutto per aver contribuito a convincere l’ONU a formare il Corpo per la Pace (peace corps), una decisione che infervorò le fantasie dei giovani idealisti di tutto il mondo amanti della pace.
Nel 1967, il paese stava cambiando. Erano ancora vivi i racconti degli immigrati che erano venuti negli anni cinquanta, subito dopo la guerra, incappati inconsapevolmente in un dilemma di cui erano innocenti spettatori e talora vittime.
Da una parte il governo canadese aveva adottato la politica di incoraggiare l’immigrazione di manodopera per sostenere il boom economico esploso vigorosamente dopo gli anni della depressione e della guerra.
D’altra parte la società canadese  si trovò all’improvviso di fronte a enormi  masse di gente sconosciuta che parlavano lingue diverse, con costumi diversi, tra cui moltissimi come gli italiani che venivano da un paese contro il quale i canadesi avevano combattuto una dura guerra lasciando  migliaia  di figli morti sui campi di battaglia come testimoniano i cimiteri di Cassino e di Ortona.
Per molti canadesi i nuovi arrivati italiani erano “aliens” cioè stranieri, estranei ed erano malvisti. 
Nel 1967 erano fresche le memorie di italiani che raccontavano come la polizia li disperdeva su College street quando, di domenica si radunavano per discutere animatamente di calcio, la nostra passione indomita, mentre la polizia aveva l’impressione di assistere ad una sommossa.
Erano numerosi i canadesi che vedevano gli italiani ancora come nemici, come testimonia l’editore del Corriere Canadese  l’On. Joe Volpe che, giovane appena giunto in Canada, tutte le sere  doveva sorbirsi, con sbigottimento, le rampogne contro gli italiani del vicino di casa, un reduce che era stato ferito in Italia durante la guerra.
Si cominciava a parlare di bilinguismo e biculturalismo, soprattutto per sopire il Quebec.
Poi  la storia cambiò per il meglio. Trudeau abbracciò il multiculturalismo che promuoveva l’integrazione degli immigrati nel mosaico canadese, che veniva  arricchito dalle culture dei paesi di provenienza, mentre, allo stesso tempo favoriva l’inserimento e la partecipazione  nella vita del paese  con  laboriosità, ingegnosità e impegno,  nel rispetto dei valori condivisi.
Il Canada del 2017, come ha affermato il presidente della repubblica Italiana Sergio Mattarella è oggi un simbolo ed un  esempio da imitare, in un mondo dove i rigurgiti nazionalistici e populisti creano profonde divisioni e odi. 
Il Canada con il Charter of Rights da a tutti i cittadini il diritto all’uguaglianza. È un paese  dove l’accoglienza dei rifugiati e delle persone che fuggono dalla guerre e dall’oppressione non è vana retorica.
Il Canada lo scorso mese ha cambiato la legge per rendere più facile l’acquisto della cittadinanza, dove chi nasce i Canada è cittadino canadese, mentre in Italia è in corso una odiosa campagna per negare la cittadinanza a i bambini nati sul suolo italiano. Per il Canada il ius soli è un diritto inalienabile. 
Immigrati e figli di immigrati occupano posizioni importanti in tutti i gangli vitali della società. Il Canada è paese che sa superare  le immancabili crisi, con serietà, con senso pratico e con democratico rispetto dei cittadini.
Il Globe and Mail, sabato scorso, Canada Day, ha titolato su tutta la pagina: “I tempi buoni sono tornati” (Good times are back). Sono d’accordo.
Il Canada dal 1967 è cambiato per il meglio. È un paese dove sono felice di essere immigrato nel 1967.
Il provveditorato cattolico reagisce alla lettera sul Columbus Centre. 
 
Il denaro e il fascino di poterne acquisire di più a volte distorce la visione e l’obiettivo. Mette alla prova amicizie, nutre le divisioni, alimenta il fuoco di un interesse personale smodato e promuove la lingua e il vocabolario che offusca la linea che separa la “interpretazione” dai “fatti”.
Il progetto proposto per il terreno a Dufferin e Lawrence, visionato da uno sviluppatore privato, for-profit, che va sotto il nome di Villa Charities Inc. (VCI) ha un valore di mercato al dettaglio stimato tra i 1,2 ai 1,5 miliardi di dollari, valutato in relazione al mercato edile odierno.
Non è chiaro come lo sviluppo delle proprietà tenute su fiducia per la comunità da una organizzazione di beneficienza e non for-profit possa compiere questo senza demolire un edificio su Dufferin Street appartenente al Daughters of St Paul o senza abbattare la chiesa, St Charles Borromeo, o il Columbus Centre.
Il Board di Villa Charities è stato dotato di un potenziale partner (il Toronto Catholic District School Board) che avrebbe ottenuto per loro il  consenso pubblico, se non il supporto, una volta che le suore, Daughters of St. Paul, e il Cardinal avrebbero risposto con  un “no, grazie”.
La nuova partnership ha proposto un edificio per uso condiviso che rimpiazzasse la Dante Alighieri e il Columbus Centre, due icone definite come “inadeguate”, “dilapidate”, “vecchie, consumate” e “decrepite”.
La prima è stata costruita nel 1975 e ampliata due volte da allora. La seconda una struttura che ha ssunto la sua forma ultima nel 1980.
Nel 2011 il ministero dell’Istruzione ha “approvato” 32,8 milioni di dollari per una scuola che rimpiazzasse la Dante... così come l’approvazione di entrare in uno spazio condiviso in partnership con VC per un edificio finalizzato all’istruzione e alla cultura delle arti”... Il bisogno, così è stato detto, era urgente.
Questo è accaduto sei anni fa. Il sito web e le fonti dalla TCDSB hanno indicato una diminuzione delle iscrizioni alla Dante del 33%. Un nuovo edificio progettato dal TCDSB prevede alloggi per soli 950 studenti, con a differenza ai 1400 registrati quando le circostanze erano urgenti.
Nel frattempo, la comunità e l’esitazione politica ha raggiunto un urlo assordante. In una lettera del 16 giugno 2017, il ministro, ha ricordato al TCDSB che “dovrà ottenere l’approvazione dal ministero in modo tale che si proceda a un’offerta per il progetto”. Nei sei anni intercorsi dalla prima indicazione sulla disponibilità di denaro su una base “d’urgenza”, il Board “non ha ancora chiesto tale approvazione”, scrive il ministro. Perché no?
Per maggior chiarezza, il ministro avvisa che le tantissime preoccupazioni portate alla sua attenzione devono essere indirizzate “prima che venga presentata l’approvazione per procedere all’offerta”. Il TCDSB ha incontrato i membri del Board di Villa Charities il 20 giugno 2017.
Secondo qualcuno dei presenti, l’incontro ha suggerito bruschi e “vigorosi” dibattiti. Alla fine, il TCDSB, malgrado la lettera e la tempesta che si è abbattuta sul dibattito nel quale si sta coinvolgendo, decide di “resistere” e proseguire con l’appello del VCI all’OMB. Perché?
 
 Arroganza istituzionale e le ironie della vita
 
A volte ci si interroga sul valore attribuito ad alcuni di questi Board, amministrazioni o “mini-governi”  eletti localmente. Dovrebbero essere responsabili e accessibili localmente per scopi specifici, quindi democratici e trasparenti.
Se la riunione del Toronto Catholic District School Board (TCDSB) tenutosi il 15 giugno ne è un indicatore, è sufficiente per spiegare perchè governi provinciali successivi hanno discusso (se non minacciato) la desiderabilità di UN singolo Board of Education. O, quanto meno, combinare scuole pubbliche e separate sotto lo stesso tetto.
Ma prima di continuare, lasciatemi riconoscere che ci sono molti rispettabili, dedicati e giusti individui che considerano il servizio alla comunità e carriere nel campo dell’istruzione come vocazione, e non solo come lavoro. Il TCDSB ha giustamente riconosciuto alcuni di questi quella sera. Come si occupa di fatti urgenti e pressanti che pesano sul suo mandato è meno chiaro… per modo di dire.
Una delegazione si è fatta avanti con quello che lei riteneva evidenza documentata di una discriminazione raziale in una specifica scuola commessa da parte di un membro dello staff. Una situazione simile all’inizio dell’anno allo York Region School Board (YRSB) ha scatenato gli ispettori ministeriali, proteste pubbliche, dimissioni e cause legali o minacce di tale.
Il presidente, a questo merito, ha chiesto ai delegati di non fare nomi di individui o di no specificare nessun dettaglio che possa rivelarne l’identità. Il Board ha proceduto a “ricevere e riferire” [allo staff per ulteriori studi e conseguenti resoconti]. Quando? Non prima di settembre. Forse non ha lo stesso peso dell’incidente al YRSB. Chissà.
Un’altra delegazione è rimasta perplessa dal modo in cui le decisioni erano state prese nel rispetto ad un gruppo di scuole quando lo staff non aveva mai suggerita quella opzione. Anzi, la scelta fatta era stata presa dopo il voto ufficiale a favore di una contraria.
La delegazione, turbata e delusa, si chiedeva giustamente quando la ricusazione era stata esercitata dall’amministratore fiduciario locale i cui interessi economici potrebbero essere aumentati grazie a questa decisione. Il presidente ha ammonito i delegati di non identificare il soggetto di quelle velate accuse. L’amministratore fiduciario era presente.
La questione è stata votata “ricevuta e riferita”. Il TCDSB è sembrato rimanere imperturbato dal fatto che lo scorso anno il loro colleghi nel Board co-terminous, il TDSB, avesse vissuto capovolgimenti e disordini interni in seguito a simili problemi a loro carico. Il TCDSB non sarà estraneo a questo scenario, essendo stato sottoposto a commissariato, non molto tempo fa, per prassi che includono convenzioni similarmente opinabili.
Ma la vita è un lungo processo di apprendimento… per modo di dire.
Una terza delegazione, apparsa per offrire consiglio al Board sui pareri della comunità italiana [e altre] posizioni riguardo il grande progetto di costruzione proposto per l’angolo sud-ovest di Dufferin e Lawrence Avenue, questo perchè la costruzione dipende da un edificio ad uso condiviso tra il TCDSB e Villa Charities.- La delegazione è stato accoltoa con aggressività assillante e prepotenza da parte dell’amministratore fiduciario.
Il primo speaker, un professore universitario in pensione e contemporaneamente uno dei fondatori di Villa Charities - organizzazione comunitaria ormai diventata organizzazione di sviluppo edile - rimane calmo e composto. Ha proposto la sua opinione alla considerazione del Board, in quanto suo diritto e dovere di cittadino, anche se l’amministratore fiduciario ha avuto difficoltà a capire il concetto.
I due colleghi del professore - un avvocato e un ex MPP - hanno proseguito con audaci presentazioni implorando il TCDSB di rivalutare il progetto per questioni tecniche o per impatti socio-culturali. Invano Maria Rizzo, amministratice fiduciaria locale, ha cercato di ristituire il decoro meritato per le buone intenzioni da parte delle delegazioni cittadine.
Ironicamente, il giorno dopo, come riportato dal Corriere Canadese, il ministro dell’Istruzione ha inviato una lettera al presidente del Board delineando la posizione governativa. In breve, i suoi contenuti segnalano il ritiro da parte del governo dell’Ontario del permesso di procedere all’uso congiunto dell’edificio. È stato inoltre ricordato alla TCDSB che non può procedere con progetti capitali sprovisti di questo sine qua non consenso per iscritto dal Ministro.
E questo non avverrà in tempi brevi… per modo di dire.