Corriere Canadese

Nel marzo del 2002, quando mi sono iscritta al Columbus Centre, è stato come trovare un rifugio e un modo importante perchè rimanessi concentrata, calma e sana. Vedete, mio padre, un sopravvissuto all’Olocausto, aveva avuto da poco un ictus, e avevo bisogno di tutta la mia forza per affrontare l’inaffrontabile e le tempeste che sarebbero arrivate. Il mio vecchio direttore atletico Jan Sebek mi ha accolto a braccia aperte, e lo squash, la nostra squash league sono diventati la mia salvezza.
Ho fatto nuovi amici, mi sono rifocillata nella caffetteria, sono rimasta estasiata dalla galleria d’arte. Sono andata in palestra, ho costruito un albero alto per il mio gatto; due membri del Columbus Centre me l’hanno strutturato e Tony, il nostro capo manutentore, che suonava la fisarmonica, ma ha prestato una pistola cucitrice per fissare la moquette alla costruzione.
Quando è stato introdotto il sistema di parcheggio e il caos ha preso il sopravvento, ho aiutato i membri e i visitatori occasionali durante le settimane seguenti. Il Columbus Centre è diventata per me una seconda casa e io ne sono diventata ambasciatrice e sostenitrice.
Essendo cresciuta con gli italiani all’angolo di Briar Hill e Marlee Avenue, adattarsi non era stato un problema. Sentivo di appartenervi e mi sono aggregata come chiunque altro. La nostra comunità è calorosa, diversificata e accetta membri che provengono o hanno radici in Europa, Sudamerica, Oriente, Africa, Asia e Australia. In altre parole i soci rappresentano il mondo.
Per la settimana di sensibilizzazione sull’Olocausto nel 2010, ho tenuto una presentazione con un gruppo di albanesi, davanti una folla attenta di 400 persone, nell’elegante Sala Caboto. La nostra sede originale non poteva ospitare una presentazione multimediale, così ho chiesto aiuto al nostro presidente. Lui ha gentilmente messo a disposizione la sala e ha tenuto la chiusura della nostra serata spettacolare alla quale hanno partecipato  molti della nostra comunità.
Nell’agosto del 2013 mi sono concentrata sul progetto Habitat for Humanity GTA, Women’s Built, e il sostegno generoso ricevuto dal personale e dai soci  del Columbus Centre mi hanno aiutato a diventare la “Top individual foundraiser” di quell’anno.
Tra alcuni dei miei ricordi più cari c’è  la raccolta di monete da un dollaro e due dollari, che facevo dalla nonna. Avreste potuto sentire le mie tasche tintinnare per tutta la palestra!
Nel giugno scorso è venuta a mancare Jacqueline Garsonnin, di 96 anni. Ogni martedì sera per cena frequentava con suo figlio Eric, il Caffè Cinquecento. Per celebrare la sua vita Eric ha postato una bellissima foto su Facebook, con sua madre in piedi, al lato di una luminosa parete artistica nel nostro ingresso principale.
La mia domanda a tutti voi è:  abbiamo bisogno di cambiare tutto e rifarlo nuovo e splendente? Nuovo significa automaticamente migliore? La risposta è un sonoro no! E sono certa di non essere la sola a voler mantenere il Columbus Centre così come è, per conservare, rigenerare e ringiovanire la struttura esistente, dentro e fuori. E non dimentichiamo il magnifico parco. È un suolo sacro per molti, dai gruppi nuziali, agli uccelli e scoiattoli che si abbeverano nelle nostre fontane e vivono sui nostri alberi. La nostra fauna riceve con gratitudine cibo da tanti della nostra comunità. Infatti i nostri scoiattoli sono così addomesticati che alcuni prendono cibo direttamente dalle vostre mani e vi seguono fino alla macchina! Rendiamo onore alla nostra storia meravigliosa, a tutte le nostre esperienze importanti, le amicizie e i ricordi condivisi.
Continuiamo ad esaltare ciò che abbiamo costruito e formato negli anni passati, al Columbus Centre. Per me è semplice, non c’è un posto migliore della casa!
 
Vera N. Held, M.Ed., presidente di VNH Communications
 
 

TORONTO - Continua il dibattito a Toronto in seguito al voto del Comites di metà luglio. Oggi il Corriere pubblica una lettera del neo eletto Comites in risposta alla lettera di Franco Misuraca, delegato del Canada del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo, pubblicata lunedì sul Corriere.

 

In riferimento agli articoli apparsi sul Corriere Canadese e su AISE.it, il neoeletto COMITES puntualizza di ritenere le polemiche poco costruttive e controproducenti per l’intera comunità.
Come già dichiarato nei giorni scorsi, la bassa percentuale di partecipazione alle elezioni del COMITES ha radici molto più complesse e profonde rispetto alle analisi pubblicate, che verranno, come anticipato al Console, doverosamente analizzate.
Riteniamo che l’importanza del COMITES come istituzione meriti un’attenta disamina, includendo un esame spassionato della funzione e del significato dell’istituzione, del suo rapporto con le rappresentanze diplomatico-consolari e con le Comunità Italiane, nonché la piena rispondenza della legge n. 286 del 2003 ai principi della democrazia. Ma, soprattutto, la Comunità merita che si lavori alla costruzione di progetti utili.
L’attuale COMITES, eletto il 14 luglio con regolari e legittime elezioni, dopo aver espletato, sotto controllo Consolare, tutte le procedure necessarie richieste, ritiene che sia corretto guardare al futuro con spirito unitario e costruttivo, cercando di raggruppare tutte le possibili componenti della Comunità Italiana in uno sforzo collettivo.
Il COMITES è un’istituzione super partes e il suo lavoro deve essere valutato solo su quanto produrrà nell’interesse della collettività: pertanto invitiamo tutti coloro che hanno a cuore il futuro della Comunità, dotati di spirito collaborativo, a partecipare alle nostre iniziative e riunioni, ricordando che tutte le sedute del Comitato sono pubbliche.
Sulla polemica che fa riferimento alla composizione del COMITES, una sola precisazione: siamo un gruppo eterogeneo, formato da un numero eguale di uomini e donne, con un progetto lavorativo al servizio della comunità e non partitico. Il nuovo COMITES è composto da persone con una memoria storica della comunità, nuove leve e persone con spiccate competenze utili alle esigenze comunitarie.
In questo spirito, il neoeletto COMITES incontrerà la comunità per la prima volta il 10 agosto in occasione della celebrazione della giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, presso il Woodbridge Arena Memorial alle 18.30. Per motivi logistici, abbiamo posticipato l'evento, previsto per l'8 agosto, al 10 agosto: questo per raccogliere la cittadinanza intorno al monumento dei caduti sul lavoro che è stato fortemente voluto dalla comunità.
Comites Toronto

TORONTO - Continua il dibattito a Toronto in seguito al voto del Comites di metà luglio. In questi giorni il Corriere ha ricevuto numerose lettere e telefonate in redazione. Abbiamo deciso di pubblicare una lettera inviata da Franco Misuraca, delegato del Canada del Comitato Tricolore Italiani nel Mondo.

Caro Direttore,
i risultati delle elezioni del COMITES di Toronto tenutesi nei giorni scorsi, mi spingono ad alcune considerazioni soprattutto per quanto riguarda la netta frattura che tali elezioni hanno provocato tra le istituzioni e la comunità.

TORONTO - Primo Ministro Trudeau, condivido il principio in base al quale un canadese rimane sempre e comunque canadese. Mi dovrebbe però spiegare cosa significa essere canadese. Questa lettera non riguarda i liberali, i conservatori, l’età o la colpevolezza di Omar Khadr. Questa lettera riguarda il Canada e i canadesi.
Ho sempre creduto che non si diventa canadese firmando un accordo tra avvocati e che il Certificato di Cittadinanza non è una polizza assicurativa per coloro che lasciano il Canada e da usare quando si hanno problemi all’estero.
Certo, la legge deve essere rispettata, ma tale rispetto non è il solo principio sul quale il Canada è stato costruito.
Essere canadese significa accettare tutti i principi in cui crediamo, con diritti ma anche doveri.
Khadr, e molti membri della sua famiglia, non hanno rispettato quei principi. Infatti si sono trasferiti in un altro Paese per combattere contro quei principi e ucciso e ferito soldati alleati che hanno dato la vita per difenderli.
La sua presenza in Afghanistan e le azioni sue e dei suoi familiari, non avevano niente a che fare col Canada e le direttive dei governi canadesi. 
Khadr e la sua famiglia, come riportato dalla Canadian Press e pubblicato il 24 aprile del 2015 dal Toronto Star, hanno usato il Canada per raccogliere fondi per i terroristi in Afghanistan e, nel 1996, si sono trasferiti a Jalalabad, Afghanistan, dove hanno domiciliato nel complesso dove viveva Osama bin Laden. Essi hanno anche frequentato i campi di addestramento per terroristi gestiti dai Talebani.
Una volta arrestato dagli americani, di colpo, rispunta il passaporto canadese accusando Ottawa di non fare abbastanza per difendere un minorenne prigioniero a Guantanamo.
Primo Ministro Trudeau, questo non vuole essere una giustificazione sulle attività americane a Guantanamo, l’età di Khadr e la sua responsabilità nell’uccisione di un soldato americano. Mi chiedo solo cosa significhi essere canadesi. Certo, i canadesi non sono perfetti e alcuni non rispettano la legge o importanti principi. Ma si tratta di persone che vivono tra noi, lavorano con noi e considerano il Canada la loro casa.
Dobbiamo porre fine a questo abuso del nostro Paese, delle nostre istituzioni e soprattutto della generosità dei suoi cittadini da parte di chi considera il Canada un parcheggio da usare quando sono in difficoltà mentre curano altri interessi all’estero.
Primo ministro, lei ha detto che ha dovuto farlo perché è ciò che vuole la Carta dei diritti e delle Libertà. Peccato che ci sia solo la Carta dei Diritti e non dei Doveri. 
Thomas Jefferson, qualcuno che con le carte dei diritti e doveri aveva qualche dimestichezza, ha detto che “una stretta osservanza delle leggi scritte è indubbiamente uno dei più importanti doveri, ma non il più importante. La legge della necessità, dell’auto preservazione, salvare il Paese quando in pericolo, costituiscono obblighi della massima importanza. Perdere la propria nazione a causa di una scrupolosa osservanza della legge scritta, significa alla fine perdere la stessa legge”.
Un ex primo ministro canadese capì l’importanza di questo concetto e fece proprio questo per difendere il Paese da alcuni terroristi del Québec.
Recentemente il nostro governo ha ritenuto che la minaccia provenisse da terroristi in Afghanistan e deciso di inviare i nostri soldati per difendere quei principi. 
Khadr e la famiglia hanno deciso di combattere contro la decisione dei nostri governi, contro quei principi, contro i nostri soldati.
Ora Khadr chiede al governo un risarcimento invocando proprio quei principi che i nostri soldati hanno difeso pagando con la loro vita e contro cui lui e la sua famiglia hanno combattuto. Forse la legge ha vinto, certamente la giustizia ha perso.
 
Angelo Persichilli è stato direttore delle comunicazioni dell’ex primo ministro Stephen Harper
 
Al North York Community Council
City Clerk’s Office, Ground Floor
North York Civic Centre
5100 Yonge Street
Toronto, ON M2N 5V7
 
Dopo aver partecipato all’incontro pubblico dell’11 maggio, la passione espressa dai membri anziani italo-canadesi mi ha riportato alla mente la me degli anni 70 quando stavo crescendo all’interno di una famiglia italo-canadese. Sentendo le storie sugli immigrati italiani raccontatemi dai miei genitori e di come loro abbiano superato i pregiudizi, la solitudine e la barriera linguistica. 
Ai miei genitori era stato chiesto di fare una donazione per il centro e loro hanno donato quel poco che potevano dare. L’eredità dei miei genitori include il Columbus Centre e io credo che sia un’importante eredità da preservare.
Il Columbus Centre era una visione dei fondatori i cui nomi sono incisi sulla parete dell’atrio e che hanno lavorato duramente per realizzare quella visione. Questo edificio è stato costruito per fornire alla comunità un luogo per gli italo-canadesi in cui mantenere la propria cultura nello spirito del multiculturalismo. Con questo intento, il centro ha ospitato importanti artisti italiani come Sophia Loren nel 1979 e Luciano Pavarotti nel 1982.
Il palazzo di forma circolare è stato costruito con delle colonne come il colosseo romano. 
L’ampia entrata è ricca di marmo, materiale largamente utilizzato nell’architettura italiana. La Cultural Loop Guide compara le caratteristiche architettoniche della galleria al design del Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright a New York. 
Con il Dufferin Street Secondary Plan che permette l’intensificazione dell’area, lo spazio verde del Columbus Centre è importante specialmente in quanto oasi e deve essere preservato. Questo permette agli anziani e ai bambini che frequentano il campo estivo di godere degli spazi all’aperto in sicurezza all’interno della frenetica città. 
Si può anche fare una buona colazione o un pranzo nel pacifico giardino sotto gli alberi, cosa molto rara all’interno della città.
Per tutte le ragioni espresse sopra, e molte altre, sento che l’edificio del Columbus Centre debba essere preservato come Heritage Building per la sua cultura, comunità e caratteristiche architettoniche.
Cordiali saluti,
Laura Barzelatto