Mercoledì 8, Settembre, 2010   12:16 pm
MONDO
 

Seggi chiusi tra morti e paura

Il presidente uscente Karzai: il voto è stato un successo

Articolo pubblicato il: 2009-08-21

Ce l’hanno fatta. Milioni e milioni di afghani hanno partecipato ieri ad una difficile giornata elettorale che, nonostante gli almeno 26 morti provocati dai talebani, è stata definita «un successo» dal presidente uscente Hamid Karzai, dal presidente americano Barack Obama e, in pratica, dall’intera comunità internazionale. Il voto non solo deve indicare il nome del futuro capo dello Stato, ma doveva essere anche una risposta alle minacce degli insorti oltre che confortare le speranze di quanti ritengono che l’Afghanistan sia sul cammino giusto di un rafforzamento delle sue istituzioni democratiche.
Apertisi alle 7, oltre 6.500 seggi (il 95% di quelli previsti) hanno funzionato per 10 ore in 34 Province, e si sono chiusi alle 17 (le 14,30 italiane) con la proroga eccezionale di un’ora di apertura dovuta alla presenza in molte realtà di lunghe code di elettori in attesa di votare. Sull’affluenza non ci sono ancora dati ma in alcune Province, come quella di Herat sotto il controllo italiano, si è andati ben oltre il 60 per cento. Alla vigilia dell’appuntamento, i talebani avevano minacciosamente invitato la popolazione a restarsene a casa, perché il giorno del voto, definito «un’altra frode degli americani», sarebbe stato trasformato «in un vero e proprio inferno».
Dai dati forniti ieri sera dal governo a Kabul è emerso che la giornata non è stata esente da violenze, con ben 135 incidenti accertati e con un bilancio di almeno 26 morti fra civili, militari ed agenti di polizia, e di oltre 50 feriti. La Gran Bretagna ha ammesso a Londra che un elicottero in servizio nell’ambito dell’Isaf, la forza militare internazionale di assistenza in Afghanistan, è stato costretto a un atterraggio di emergenza per un incidente che potrebbe essere stato dovuto a un atto ostile. Come spesso avvenuto in questi giorni, l’operazione più spettacolare è stata scatenata di prima mattina a Kabul, dove un commando talebano ha attaccato una caserma della polizia, impegnando le forze di sicurezza per ore. Al termine di ripetute sparatorie, gli agenti hanno mostrato i cadaveri di due miliziani, uno dei quali si era fatto saltare in aria con l’esplosivo che portava indosso. E durante tutta la giornata, le notizie di lanci di razzi, scoppi di rudimentali ordigni e attacchi a seggi elettorali si sono susseguiti in oltre metà delle Province afghane, con il chiaro intento di spaventare la popolazione e convincerla a non votare. Prendendo la parola nel corso di una conferenza stampa nel palazzo presidenziale, il presidente della repubblica Hamid Karzai si è vivamente rallegrato con i suoi connazionali, che hanno dato una grande prova di partecipazione democratica. «La nostra gente - ha sottolineato con enfasi - non ha rinunciato da nessuna parte al proprio impegno civico; ha sfidato le bombe, i razzi e le intimidazioni, e si è recata a votare». In che misura? Il capo dello Stato ha detto che è troppo presto per conoscere quale sia stata l’affluenza, ma ha escluso che anche se la partecipazione fosse bassa, ciò «possa in qualche modo mettere in discussione la legittimità del voto».

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