Mercoledì 8, Settembre, 2010   12:44 pm
ARTE & SPETTACOLI
 

«Un’ode allo “scorretto” Panofsky»

Le vicende del protagonista di La versione di Barney al cinema a settembre 2010

Articolo pubblicato il: 2009-08-21

TORONTO - «Un’ode al politicamente scorretto, necessaria in una società in cui domina sempre di più, soprattutto in Nord America la dittatura del politicamente corretto. Richler, che per me era anche un amico, oltre ad essere secondo me il più grande scrittore canadese, è stato uno dei grandi ribelli a questo stato di cose».
Sarà una delle anime, spiega il produttore Robert Lantos, di La versione di Barney, il film di Richard J. Lewis tratto dall’omonimo bestseller (1997) dello scrittore canadese Mordecai Richler, di cui sono partite le riprese a Roma questa settimana, per poi continuare in Canada e a New York. Il film, coprodotto con l’italiana Fandango, vede nel cast, fra gli altri, Dustin Hoffman nel ruolo del padre di Barney, e nelle parti delle tre mogli del protagonista, Rachelle Lefevre, Minnie Driver e Rosamund Pike, oltre, fra gli altri, a Scott Speedman. La storia è quella di Barney Panofsky, 70 anni, canadese, ebreo, produttore televisivo di successo, che per difendersi da un’accusa di omicidio, decide di raccontare in un’autobiografia la sua rocambolesca vita. Ripercorre così in flashback disordinati (i ricordi iniziano a essere confusi per colpa dell’Alzheimer) incontri, matrimoni, amici, incidenti, errori.
Lantos (produttore, fra gli altri per David Cronenberg e Atom Egoyan) parla del film in una pausa di lavorazione all’Ospedale San Giovanni dove si è appena girata la scena in cui Barney (Paul Giamatti) prende a pugni l’amico che scopre essere il vero padre di suo figlio. «Quando ho visto Paul in Sideways, ho ringraziato Dio - spiega - avevo cercato tanto un giusto interprete. Lui è un Barney perfetto, e lo sa, infatti ha accettato subito». Il personaggio protagonista, per il produttore è «un uomo che dice sempre la cosa sbagliata, offende tutti, ma lo amiamo lo stesso». Per Lantos, Richler (morto nel 2001, a 70 anni) «non era molto diverso da Barney. Di primo acchito era pungente come un cactus, ma era un uomo meraviglioso, brillante, con una mente strepitosa, irriverente, viveva per la sua seconda moglie, e la sua famiglia». Il progetto del film è partito 12 anni fa. «La difficoltà più grande è stata avere la giusta sceneggiatura - spiega - ho cambiato vari scrittori, prima di trovarne uno che riuscisse a catturare Richler in un linguaggio cinematografico. Ci siamo arrivati con Michael Konyves un anno fa».

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